TURCHIA

La Cappadocia è una ampia porzione dell’altopiano anatolico, contraddistinta da una particolare morfologia dovuta alla vasta presenza di depositi di tipo ignimbritico, estesi circa 11.000 km2. Posta a circa 1000 m di altitudine, presenta un clima marcatamente continentale caratterizzato da precipitazioni essenzialmente nevose nel periodo compreso tra dicembre e febbraio, con frequenti eventi anche in periodi immediatamente precedenti o successivi, mentre quelle a  carattere piovoso sono distribuite tra marzo e maggio, con punte nel mese di aprile; le precipitazioni minime si verificano nell’arco di tempo che intercorre tra il mese di luglio e quello di settembre. La temperatura dai minimi medi del mese di gennaio, gradatamente raggiunge i valori massimi nel mese di luglio; in relazione a questi due parametri, i dati dell’umidità relativa indicano un massimo nei mesi invernali ed un minimo in quelli estivi.

Turchia_MapLa litologia predominante e la caratterizzazione climatica sono state, quindi, i necessari e logici supporti per una complessa serie di insediamenti in sotterraneo, di varia tipologia e dimensione, quali strutture abitative semplici o a più livelli, chiese rupestri, magazzini e stalle per la cui funzionalità sono state pensate e realizzate particolari soluzioni tecniche. Tra queste certamente un posto di rilievo occupano i tentativi posti in essere per giungere ad un ottimale sistema di controllo delle acque per scopi agricoli.
Nel contesto climatologico che sopra è stato delineato, certo non favorevole, la possibile risposta alla necessità di disporre di colture di tipo orticolo è stata quindi trovata nella colonizzazione massiva delle numerose incisioni lineari di tipo regressivo che connotano marcatamente il paesaggio morfologico. In considerazione dell’ acclività di questi profili vallivi, ad andamento abbastanza lineare fatta esclusione di limitate soluzioni di continuità, l’unica possibilità di coltivazione era quella di realizzare un serie di terrazzi. La protezione offerta dalla presenza di elevate pareti circostanti avrebbero consentito un microclima più favorevole all’impianto dei coltivi,  ma si rendeva necessario risolvere due problemi:
a) protezione dei terrazzi dalla erosione;
b) disponibilità di acqua per l’irrigazione.
Il primo di questi, la protezione dei terrazzi dalla erosione, poteva essere affrontato ed adeguatamente risolto tenendo in debito conto una complessa e relazionata serie di componenti:
1) il contesto litologico predominante, come, visto è essenzialmente rappresentato da materiali piroclastici di tipo ignimbritico, di scarso valore sotto il profilo della consistenza;
2) i conci con i quali sono stati realizzati i terrazzi, in alcuni casi alti circa tre metri, sono derivati dalle citate ignimbriti. Il loro degrado e disfacimento comporta, come ovvia conseguenza, la mancanza di tenuta del terrazzo stesso;
3) la erosione dovuta all’impatto delle gocce di pioggia (splash erosion) determina la dislocazione dei microelementi, scarsamente cementati, delle ignimbriti e come conseguenza si creano ed approfondiscono, in misura sempre maggiore, i solchi di adduzione laterali (con possibilità di fusione radiale degli stessi, con aumento della loro potenziale portata). Da questi solchi il ruscellamento superficiale produce due effetti: un aumento considerevole dell’erosione, anche per la concomitante attività meccanica esercitata dalla presenza dei detriti, ed una consistente produzione e trasporto di sedimenti.
La regimazione delle acque piovane ed il loro coinvogliamento mediante opportune canalizzazione sembrava essere la più ovvia delle soluzioni, ma la necessità di sfruttare ogni porzione, benchè minima, di  superficie ha quasi imposto lo scavo in sotterraneo. Il sistema di conduzione è stato così strutturato:
- terrazzamento diffuso, sino ad occupare ogni porzione di superficie teoricamente disponibile, dalle ramificate sommità vallive sino al suo sbocco nella pianura sottostante;
- ogni terrazzo viene protetto dalla erosione mediante canalizzazione in sotterraneo. Il condotto, che riceve le acque dalle incisioni vallive laterali, viene realizzato sui lati del terrazzo stesso.
- i condotti laterali sono, successivamente, raccordati su un grande collettore, anch’esso sotterraneo sino al suo sbocco in fondo valle.
La forte erosione, esaltata dalla presenza delle acque e l’accumulo dei sedimenti , in concomitanza del naturale approfondimento delle valli che comunque non poteva essere del tutto evitato avrebbe richiesto, nel corso dei secoli, una costante opera di manutenzione che, viceversa,  si è progressivamente ridotta sino ad interrompersi quasi interamente. Come conseguenza molti canali, soprattutto quelli di cresta, sono rimasti sospesi ed i terrazzi degradati; i collettori centrali, nella quasi totalità, sono crollati anche per la presenza di diffusi fenomeni gravitativi divenendo, pertanto, collettori a cielo aperto al punto che, nelle stagioni secche, sono utilizzati, come sentiero di percorrenza. Poichè un minimo di attività agricola viene ancora esercitata, la sopravvivenza dei terrazzi e la funzionalità dei canali viene episodicamente assicurata mediante la rimozione dei detriti più consistenti e la realizzazione di effimere canalette superficiali.
Più semplice appare, per molti versi, la soluzione dei problemi derivanti dalla necessità di disporre di opportune risorse idriche nel periodo estivo. In questo caso sono state realizzate delle brevi sezioni cunicolari atte ad intercettare le falde idriche sospese, anche se di modesta entità, che in più punti si evidenziano lungo l’ossatura della valle; un non trascurabile apporto deriva anche dallo stillicidio e dalla condensazione. Allo sbocco del cunicolo, una diga trattiene le acque che vengono utilizzate con notevole parsimonia mediante canalizzazioni create secondo le necessità contingenti. In mancanza di falde vengono realizzate cisterne, anche in sequenza e con raccordi cunicolari, in grado di trattenere le eventuali acque piovane. Il degrado di queste strutture, le uniche per le quali viene esercitata una minima ma costante manutenzione, trova riferimento nell’accumulo dei detriti derivanti essenzialmente dalla esfoliazione dovuta alla risalita delle acque per capillarità ed alla fragilità del contesto litologico nei confronti dei processi crioclastici. Solo in qualche caso le sezioni cunicolari si presentano, oggi, disseccate ed obliterate dal detrito.
Terrazzamenti, cunicoli di emunzione e canali di drenaggio rappresentano pertanto, in quest’area, un esempio emblematico di gestione integrata di un territorio di non definita collocazione storica. Mancano infatti elementi certi per una definizione in questo senso anche se alcune osservazioni inducono ad alcune riflessioni:
- la presenza massiva e costante di chiese rupestri in tutto il contesto areale;
- la topografia cunicolare che in qualche caso è marcatamente coeva o successiva alla realizzazione di queste strutture.
Sulla base di questi riscontri, con tutti limiti della loro esiguità ed in attesa che altre indagini in corso di svolgimento siano in grado di fornire ulteriori elementi, si può anche ipotizzare una possibile collocazione storica dell’intero progetto, dalla sua prima ideazione ed esecuzione, in un periodo compreso tra il VII e il XIII sec.-
Le indagini in questo settore vengono svolte con la collaborazione della Cattedra di Archeologia Medievale dell’Università dell’Aquila (Prof. Fabio Redi)