IRAN

L'area iraniana oggetto di studio

L’area iraniana oggetto di studio

Nel panorama dei qanat, l’Iran occupa un posto di notevole rilievo e, genericamente sino al recente passato, si riteneva che questa specifica opera idraulica avesse avuto origine proprio in questo settore del vicino Oriente, ove tra molteplici areali, certamente un posto di rilievo deve essere riservato alla regione di Semnan, ed in particolare alla provincia di Shahrood ove il fenomeno è molto diffuso con una elevata percentuale di struttura ancora efficienti. Questa regione è posta nell’ Iran orientale, tra il margine settentrionale del Dasht-è-Kavir ed i Monti Alborz orientali, in un contesto litologico e geomorfologico peculiare ove si evidenziano, appunto, le successioni di aperture che indicano notoriamente la localizzazione dei pozzi di accesso al canale sotterraneo. Dalle basse propaggini dei ricordati Erburz e lungo l’arida distesa del Kavir che lambisce, a sud, la periferia di Yazd, la presenza dei qanat marca la presenza dei molti insediamenti sparsi, come quello di Torud e si configura come uno degli elementi distintivi del paesaggio geografico. Tutto questo sembra confermare come le uniche oasi di vegetazione, in queste compagini, siano possibili solo grazie alla funzionalità di queste condotte sotterranee. Il fenomeno, è bene ricordarlo, non è peculiare del Kavir poiché sin dalla periferia di Theran, procedendo verso est, è notevole la successione di aree che presentano analoghe caratteristiche: Garmsar, Seman, Damghan.

Il qanat principale di Shahrood

Il qanat principale di Shahrood

Grazie al fondamentale apporto dell’Università di Shahrood sono state avviate le prime missioni di studio volte ad una prima ricognizione generale per definire le zone d’indagine. In questo ambito sono stati percorsi alcuni qanat ed individuate tre zone sulle quali far convergere una serie di indagini approfondite ed effettuare un censimento, su specifiche schede, delle strutture idrauliche  presenti. Il vasto areale, ove si svolgeranno le indagini programmate è posto a sud della catena dei Monti Alborz posto nella parte settentrionale dell’Iran si estende in direzione E-W per circa 2000 km, dal margine NW dell’Afghanistan sino al Caucaso minore (Armenia e Repubblica dell’Azerbaijan)., è posto alle pendici della catena è costituito da sedimenti del Quaternario-Neogene quali conglomerati, sabbie ed argille che mostrano chiaramente aspetti di sedimentazione in ambiente fluviale ed in particolare tipo braided alluvian fan. Tali sedimenti di colmamento di depressioni di origine tettonica poggiano in discordanza su di un substrato fortemente tettonizzato ed unitamente agli ampi conoidi alluvionali ed ai corpi detritici di antiche rock avalanche presenti alla base della catena sono contraddistinti da una elevata permeabilità. Tale assetto geologico-strutturale ha notevoli implicazioni dal punto di vista idrogeologico; infatti è possibile definire una unità neogenico-quaternaria dotata di buona permeabilità primaria, per porosità, soprattutto nei livelli a granulometria grossolana più permeabili che possono ospitare acquiferi locali. Tale unità idrogeologica è in continuità idraulica con l’acquifero presente nell’ossatura della dorsale montuosa, dalla quale le acque sotterranee trovano nell’Unità idrogeologica neogenico-quaternaria la ricarica diretta dalle precipitazioni che interessa le zone più interne della catena, rappresentando un notevole potenziale per l’approvvigionamento idrico, compatibilmente alla media di precipitazione annua che si attesta sui 200-250 mm.

Qanat presso la cittàdina di Mojen

Qanat presso la cittàdina di Mojen

La città di Shahrood dipendente dai prelievi di acque sotterranee e, tra queste, in massima parte quelle condotte tramite qanat realizzati in epoca storica o, nei periodi di maggiore richiesta, con l’integrazione di prelievi dai pozzi di recente realizzazione. L’area di ubicazione del qanat di Shahrood è costituita da una piana alluvionale degradante da ovest verso sud-est. Essa risulta limitata a nord-nord ovest dai rilievi del monte Shahvar (3945 m), a sud dai Monti Tapal (2815 m). Tali rilievi appartengono alla sopramenzionata catena dei Monti Alborz. Esiste un corso d’acqua a regime torrentizio/effimero (Mojen) il cui andamento è circa parallelo a quello del qanat. Quest’ultimo ha uno sviluppo orizzontale di circa 25 km e copre un dislivello di 385 m con una pendenza del 1,5% (Kazemi, 2001 e 2004). Nella parte terminale della piana, sono ben visibili le tracce di diversi qanat abbandonati, che sembrano essere stati realizzati in periodi diversi per drenare le acque provenienti dalle propaggini orientali e meridionali rispettivamente dei monti Tapal e Shahvar. In quest’ultima catena affiorano scisti e arenarie ordoviciani, basalti siluriani, scisti, arenarie e calcari devoniani e carboniferi, calcari permo-triassici e depositi vulcanici eocenici. Essa costituisce l’area principale di ricarica idrica. Infatti questi rilievi fermano le correnti umide provenienti dal Mar Caspio, favorendo le precipitazioni. I Monti Tapal sono costituiti da arenarie e scisti giurassici, da calcari giurassico-cretacici, ed infine  dai calcari e tufi eocenici. In quest’area sono evidenti fenomeni di carsismo ed è presumibile che essa costituisca la zona principale di ricarica dell’acquifero alluvionale sfruttato dal qanat.

Qanat di Biar Jomand

Qanat di Biar Jomand

Infine, non è stato trascurato, nel programma di studio, la possibilità di recuperare tali strutture anche con finalità  culturali, ovvero la conservazione di tali beni per una possibile futura fruizione per itinerari turistico culturali. In particolare verrà studiato un modello di valorizzazione dei qanat più significativi attraverso il loro inserimento in programmi per la fruizione del patrimonio storico-culturale delle aree interessate dalla presenza di queste antiche e complesse opere idriche. Questo programma prevede in primo luogo di sensibilizzare l’interesse delle amministrazioni locali e della popolazione, già molto attente alla salvaguardia e alla manutenzione dei propri qanat, anche nei confronti delle possibilità di considerare il qanat come uno degli elementi da utilizzare nell’ambito della fruizione turistica. Questi antichissimi sistemi per l’approvvigionamento idrico delle aree desertiche potrebbero essere considerati con successo all’interno di un circuito di turismo culturale e di studio, per far conoscere l’affascinante territorio dei qanat sotto l’aspetto paesaggistico e quello delle trasformazioni antropiche, in particolare degli insediamenti delle oasi. Si potrebbe dare risalto ai prodotti agrari che vengono coltivati nelle aree irrigate per mezzo dell’acqua del qanat, con l’eventuale evidenziazione di particolari cultivar autoctone e soprattutto con l’individuazione di un parallelo percorso gastronomico delle oasi. Un’ultima interessante considerazione, per quanto riguarda la provincia di Shahrood, consiste nel fatto che gli itinerari turistico-culturali dei qanat di questa area potrebbero essere facilmente collegati ai grandi complessi archeologici e monumentali situati lungo la via della seta, in modo da integrare i singoli percorsi in circuiti di più ampio respiro.